Editoriali

    Il Passaggio Generazionale di una Grande Famiglia

    21 Marzo 2017 | Passaggio Generazionale

Il presente Editoriale trae spunto da una vicenda relativa ad un noto e molto rispettato imprenditore italiano. Le circostanze riportate, così come il numero dei componenti familiari, sono state semplificate / modificate al fine di rendere la comprensione più immediata senza, tuttavia, alterare alcuno dei punti di sostanza.

Obiettivo del presente Editoriale è evidenziare che la pianificazione ed esecuzione di un passaggio generazionale, per la parte concernente la creazione di una cassaforte di famiglia (e.g. Holding di Famiglia) e la connessa allocazione delle quote della stessa tra i vari eredi (sia prima della successione che in sede di successione), richiede una ottica non solo immediata ma di più ampio respiro per evitare che situazioni che sono dietro un angolo (e sono facilmente prevedibili) possano poi emergere ed essere dirompenti.

Assumiamo che la Famiglia oggetto di esame sia composta da cinque persone: marito (P), moglie (M) e tre figli, dei quali due (P-1 e P-2) nati da un precedente matrimonio del marito (P), ed uno (PM-1) nato dal marito (P) e dalla moglie (M). Si assume, inoltre, che la moglie (M) abbia avuto un ulteriore figlio (M-1) da una precedente relazione, il quale però vive con il padre (ossia con ex-marito della moglie (M)). Di seguito una esemplificazione dello status iniziale appena descritto:

Assumiamo inoltre che – in aggiunta ad alcuni beni strettamente personali (e.g. una abitazione principale e tre case di vacanza, oltre a dei risparmi monetari personali) intestati personalmente – il patrimonio sia interamente contenuto in una c.d. Holding di Famiglia, nella forma societaria di una società di capitali (e.g. S.r.l., S.p.A.), costituita da diversi anni e interamente posseduta dal marito (P).

Supponiamo che il marito (P) oggi intenda predisporre un testamento. La Legge prevede in termini di legittima, nel caso di una famiglia come quella sopra descritta (ossia coniuge e due o più figli), che la quota di spettanza del coniuge sia pari a ¼ del totale, che la quota complessiva di spettanza dei figli sia pari a ½ del totale e che la quota disponibile sia pari a ¼ del totale.

Assumiamo che il marito (P) intenda allocare la quota disponibile ai figli e che, quindi, i beneficiari del testamento siano la moglie (M) ed i figli (PM-1), (P-1) e (P-2). In questo caso, la moglie risulta beneficiaria di ¼ del totale ed i tre figli (equamente[1]) risultano beneficiari dei residui ¾ del totale, come di seguito esemplificato.

Secondo tale intendimento, il marito dispone che, in relazione alla Holding di Famiglia, la moglie (M) abbia ¼ del capitale ed i tre figli (PM-1), (P-1) e (P-2) abbiano ¼ ciascuno; similmente, per quanto riguarda i beni personali, il marito dispone che le case (assunte per semplicità di valore pressoché identico) siano destinate una ciascuna alla moglie (M) ed ai tre figli (PM-1), (P-1) e (P-2) e che i risparmi personali siano divisi ¼ ciascuno.

Sino a questo punto, tutto quanto il marito (P) ha inteso disporre sembra essere equo e non presentare controindicazioni, e sembra essere, inoltre, un esempio da prendere a riferimento; come si vedrà, purtroppo non è così.

Il marito (P), più anziano della moglie (M), qualche tempo dopo aver predisposto il testamento, viene a mancare e viene data esecuzione alla sua volontà testamentaria.  Dopo qualche anno anche la moglie (M) viene a mancare e viene data esecuzione al testamento da questa a sua volta predisposto. La moglie (M), che non aveva altri eredi se non i due figli (ossia il figlio (M-1) nato dal precedente matrimonio ed il figlio (PM-1) avuto dal marito (P) scomparso), aveva disposto che i suoi averi (in particolar modo la sua quota di ¼ della Holding di Famiglia) fossero equamente divisi (½) tra i due figli[2].

Quello che sembrava scevro da controindicazioni evidenzia ora gravi incongruenze. Infatti, a seguito della esecuzione del testamento della moglie (M), il capitale della Holding di Famiglia viene ad essere suddiviso come segue: ¼ a ciascuno dei due figli (P-1) e (P-2), figli di primo letto del marito (P)), ¼ + ⅛ (ossia 50% della quota della moglie (M) di ¼) al figlio (PM-1) nato dal matrimonio con il marito (P), e ⅛ al figlio (M-1), figlio di primo letto della moglie (M). La situazione finale risulta essere la seguente:

A seguito di quanto sopra emerge che uno dei tre figli (PM-1) viene ad avere una quota maggiore della Holding di Famiglia (peraltro per un importo importante, ossia il 50% in più) rispetto a ciascuno degli altri due figli (di primo letto) del marito (P), ossia (P-1) e (P-2). Si viene dunque a creare una prima disparità tra i tre figli del marito (P). Inoltre, il figlio di primo letto della moglie (M), ossia (M-1), entra nella Holding di Famiglia con una quota di ⅛ (pur non essendo mai stato parte di quella “Famiglia”).

Tutto ciò non può non creare tensioni; un insieme di tensioni che possono portare alla creazione di “alleanze trasversali” tra i vari eredi (anche di diverso letto) che tendono più a difendere posizioni di legame sanguigno (ad esempio i figli (P-1) e (P-2) contro i figli (PM-1) ed (M-1), ovvero i figli (P-1) e (P-2) contro il figlio (M-1)) piuttosto che al buon governo della Holding di Famiglia ed alla massimizzazione del valore.

In modo analogo, sebbene diverso a seconda dei casi, quanto sopra descritto si verifica nelle realtà in cui il patrimonio è concentrato in un oggetto difficilmente divisibile (e.g. holding di famiglia) e la famiglia è articolata per composizione (e.g. più figli, matrimoni precedenti o successivi, elementi piuttosto frequenti in questi ultimi anni).  Pertanto, si evidenzia che propositi volti alla equità si tramutano in situazioni inique che possono, con grande probabilità, creare situazioni di rottura e pericolo per il futuro della holding di famiglia e degli asset detenuti/controllati dalla stessa (e.g. gruppo industriale).

Fortunatamente, quanto descritto nel presente Editoriale può essere risolto in diversi modi, ciascuno adeguatamente contestualizzato allo specifico caso, ricorrendo a diversi strumenti quali la Società Semplice, il Patto di Famiglia, governance ed usufrutto / nuda proprietà, opportune clausole testamentarie, che possono essere utilizzati in modo combinato / disgiunto a seconda dei casi.

Tuttavia, si tiene a precisare che la pre-condizione necessaria è che, pur non potendo prevedere / prevenire ogni possibile evento, coloro che intendono porre la basi per un passaggio generazionale (di cui il testamento è una delle diverse componenti) abbiano una visione lucida dello status-quo e della sua prevedibile evoluzione ed abbiano altresì intenzione di mettersi in gioco in seno alla propria famiglia – con la autorità che loro compete – per raggiungere una situazione di equilibrio futuro che sia veramente tale e durevole.

[1]Il marito (P) avrebbe anche potuto destinare la quota libera ad uno/più figli e quindi creare disparità
[2]Qualora la moglie (M) destinasse una quota diversa al figlio avuto dallo ex-marito (M-1) (utilizzando la quota disponibile di 1/3), i problemi evidenziati nel seguito del paragrafo, potrebbero essere addirittura esacerbati

Passaggio Generazionale

Lo Studio Sartor si occupa di ideare soluzioni bespoke di passaggio generazionale, sia in situazioni di azionariato concentrato (e.g. una singola famiglia, operativa / non operativa in azienda) che frammentato (e.g. molteplici famiglie, operative / non operative in azienda e/o con posizioni manageriali di diversa rilevanza), anche in presenza di controversie tra i soci e/o membri della/e famiglia/e.

La consulenza in materia di passaggio generazionale rappresenta il settore di eccellenza dello Studio Sartor; spesso, data la complessità delle situazioni specifiche, ad essa si affiancano operazioni di finanza straordinaria quali M&A, ottimizzazione della struttura societaria, definizione / ridefinizione della corporate governance e consulenza specialistica, in ottica interdisciplinare.

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